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La necropoli occupa per
circa 250 metri il lato settentrionale della vallata del fosso
Freddano, di fronte all'estremità dell'acropoli dove sorgeva
l'antica Axia, citata da Cicerone nell'orazione Pro
Caecina, dove oggi si incontrano i ruderi del castello
medievale del IX X sec.
La città esistente
dall'epoca arcaica, come dimostra il rinvenimento di alcune
terrecotte architettoniche databili al 550-530 a.C., fiorì
soprattutto a partire dal IV secolo a.C., come centro minore del
territorio tarquiniese. Nel III a.C. continuò a godere di
una certa prosperità anche sotto il dominio romano, grazie alla
sua posizione tra le vie Clodia e Cassia. Nella tarda antichità,
dopo un lungo declino, verrà completamente abbandonata. |
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La
necropoli di Castel d’Asso venne riscoperta nel 1817, poche sono
le testimonianze del periodo arcaico (VI sec. a.C.) mentre la
maggior parte delle tombe vanno dalla fine del IV e II secolo
a.C.
Predomina la
forma a dado sia con facciate semplici sia più complesse
costituite da tre elementi sovrapposti: la facciata, un
ambiente di sottofacciata e la camera sepolcrale vera e
propria. Entrambe le tipologie sono decorate da modanature
orizzontali e da Porte finte delineate da uno spesso cordolo a
rilievo: quest'ultimo motivo risulta particolarmente suggestivo
nell'ambiente naturale poiché simboleggia il passaggio verso l'Aldidà. |
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Gli ipogei sepolcrali,
modesti, per lo più con basse banchine lasciate a risparmio
entro le quali si allineano numerose fosse ai lati di un
corridoio centrale sebbene non manchino tombe con sarcofagi. Fra
le tombe più notevoli la tomba Orioli: molto articolata la
facciata e grande la camera sepolcrale con oltre sessanta
deposizioni, succedutesi dal 250 al 150 a.C. |